domenica 28 ottobre 2012

E' FINITA LA DEMOCRAZIA ????

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lunedì 22 ottobre 2012

FISCALITA'...COME?

                             La fiscalità locale e nazionale

9.1 Fiscalità diretta ed indiretta

La politica fiscale costituisce la più potente ed efficace arma in mano ai governi per dirigere l’economia di un paese, oltre ad essere il mezzo con cui reperire le risorse economiche per coprire la spesa pubblica. A grandi linee le imposte si suddividono in imposte dirette, sul reddito individuale o d’impresa, e indirette, sul consumo delle merci e sui servizi (IVA, ecc).

Una caratteristica delle imposte è che in genere sono ASPECIFICHE : io pago l’imposta sul reddito delle persone fisiche e non so come verranno spesi i soldi che ho versato.
La mia sensazione è che i miei soldi vengano poi spesi male e per un’infinità di cose che non mi interessano, ma non ho alcun mezzo di valutazione oggettivo.
In qualche caso l’imposta è specifica : pago una tassa per la TV di stato (il cosiddetto canone RAI) e so esattamente cosa ricevo in cambio dei soldi che spendo.
Questa consapevolezza non è mai servita a migliorare il servizio RAI TV , perché come cittadino contribuente non ho potere reale sul controllo di questa spesa, ma almeno so dove vanno i miei soldi.
Questo criterio va esteso ad altre forme di imposizione fiscale. Molti anni fa si pagava una imposta personale per il servizio sanitario nazionale, ben distinta dall’imposta generale sul reddito. Oggi no. Oggi non so cosa mi costa la sanità pubblica per il servizio che mi offre. Questo concetto va esteso il più possibile, organizzando l’imposizione fiscale su base locale e su base nazionale per tipo di servizio reso.
Ad esempio, per le imposte da reddito personale o di impresa :
- imposta regionale sui servizi viabilistici (strade e illuminazione pubblica)
- imposta regionale sulla distribuzione delle acque
- imposta regionale sulla sicurezza locale (forze locali di polizia)
- imposta regionale sui servizi sanitari (ospedali pubblici, ecc.)
- imposta regionale sui servizi diversi (costi amministrativi, ecc)
- imposta statale per le forze armate e per quelle di sicurezza nazionale (carabinieri)
- imposta statale per i servizi viabilistici di interesse nazionale (strade principali, ecc)
- imposta statale per i servizi amministrativi dello Stato
- imposta statale per i servizi di sicurezza civile (protezione civile, pompieri, ecc)

Qualcuno potrebbe obiettare : siamo matti ? Troppe voci di imposta, spaventosi costi amministrativi, ecc.) . Neanche per idea. Si tratta soltanto di stabilire a priori delle quote percentuali fisse, da rimodulare ogni anno se necessario, e poi di allocare quelle percentuali di gettito ai singoli servizi, non un soldo di più e non uno di meno. Se la percentuale allocata per la viabilità non basta, si aumenta l’imposta, oppure si campa con quello che c’è a disposizione.

Oggi i governi fanno girare i soldi da una parte all’altra a loro discrezione ed ogni servizio non ha mai la certezza delle sue entrate, che deve negoziare col ministro di turno. Facciamo chiarezza, stabiliamo a priori, d’accordo con il popolo, le quote di fiscalità da spendere per ogni servizio. Forse alla gente interessano più ospedali e meno carri armati, tanto per fare un esempio. Per quanto attiene alla fiscalità indiretta (IVA ed altre imposte) si tratta di una fiscalità successiva alla imposizione sui redditi.

Guadagno 100, mi tolgono 30 con le imposte e mi resta 70. Quando spendo quei 70, 12 sono di IVA e 58 sono il prezzo vero di quello che compro. Quindi ho guadagnato 100 ed ho pagato 42 in tasse, come minimo.
Vale solo parzialmente per le imprese, che compensano IVA acquisti ed IVA vendite, per cui versano IVA sul solo valore aggiunto.

Modulando il rapporto tra imposte dirette ed indirette posso indirizzare la spesa. Facciamo qualche ipotesi estrema, per chiarire :
- IVA = 0 ; solo imposte sul reddito, ad aliquota progressiva, come è oggi.
Vengono penalizzati i redditi più elevati, che pagano forti tasse, e favoriti quelli più
bassi, che risparmiano il 20% (IVA=0) sugli acquisti.
- IVA = 40% o più. Imposta sul reddito a zero. Vengono penalizzati i redditi bassi,
che trovano tutte le merci più care, mentre viene incentivata la produzione di reddito
che è esentasse, scoraggiando in genere i consumi, che sono a costi proibitivi.
Si incentivano il risparmio monetario e gli investimenti produttivi.

Queste due situazioni estreme fanno capire come, modulando i due parametri impositivi in funzione delle situazioni ed in maniera articolata, sia possibile indirizzare redditi e consumi nell’interesse nazionale. Chi ha detto che l’IVA debba essere la medesima per un TV color interamente fabbricato in oriente ed una bottiglia di vino prodotto in Italia ? Magari al paese conviene spendere meno in telefonini e TV color e di più in altre produzioni locali. A qualche importatore e distributore non farà comodo MA CHI SE NE FREGA !

9.2 Fiscalità stratificata

La stratificazione della fiscalità è quel meccanismo in base al quale prima pago le tasse sul reddito, poi pago le tasse anche su quello che mi resta ogni volta che spendo i miei soldi, che si tratti di beni di consumo (IVA, accise su carburanti) o altro (casa). Allo Stato conviene, perché incassa soldi sempre, ovunque e comunque, ma il contribuente si sente vessato. L’ideale sarebbe poter avere un’unica forma di contribuzione fiscale e poi basta, ma forse questo non è praticabile, però operiamo almeno delle distinzioni :

La casa di normale abitazione non deve essere tassata in alcun modo e debbono sparire tutti i costi che in qualche modo incidono sulla mobilità del mercato.
Oggi se vendo una casa che vale 100 e ne voglio comperare un’altra che vale 100, debbo spendere di più, con un 4% di IVA ridotta + spese notarili (in % del valore) + spese di intermediazione immobiliare. L’IVA sulla casa di abitazione va azzerata e le spese notarili di registrazione vanno ridotte ad una modesta cifra fissa, indipendentemente dal valore dell’immobile; mi dispiace per la lobby dei notai !

Come per le aziende, va stabilito un principio di deducibilità fiscale di alcune voci di spesa in modo da evitare o ridurre la tassazione stratificata ; in particolare :
Spese di carburante per autotrazione ; se il comune di lavoro non coincide con il comune di residenza, debbono essere detraibili almeno le spese del carburante dell’autovettura, come per le auto aziendali, nella misura del 50%, perché l’uso dell’auto costituisce uno strumento per la produzione di reddito.

Spese per ristrutturazione della casa di abitazione principale: debbono essere esenti da IVA e detraibili dal reddito almeno nella misura del 50%; la manutenzione degli immobili è di interesse privato ma anche pubblico; inoltre lo scarico fiscale costituisce conflitto di interessi con le imprese (rilascio di fatture) e scoraggia l’evasione fiscale.

Spese di arredamento della casa di abitazione principale : debbono essere esenti da IVA e detraibili dal reddito almeno nella misura del 25%; lo scarico fiscale costituisce conflitto di interessi con le imprese (rilascio di fatture) e scoraggia l’evasione fiscale.

Debbono essere inoltre esenti da IVA tutti i generi alimentari di prima necessità quali frutta e verdura fresche, pasta, cereali, riso, carni, pesce mentre altri generi alimentari possono essere assoggettati ad IVA (vini con prezzo superiore a 3 €/bottiglia, altri alcoolici, dolciumi, ecc). Va abolita l’IVA sui medicinali se prescritti dal S.S.N, anche perché la Regione li paga e lo Stato incassa IVA sulle spese della Regione.

9.3 Fiscalità indirizzata

La fiscalità deve costituire lo strumento essenziale per dirigere lo sviluppo del paese.
Non contributi a fondo perduto, ma defiscalizzazione laddove è necessario.
Premesso che tutti debbono pagare imposte sul reddito delle persone fisiche, per quanto attiene alle imprese il reddito lordo può essere impiegato per distribuire reddito a persone fisiche (dividendi) oppure può restare come reddito d’impresa non distribuito, su cui grava comunque la fiscalità.

Questa fiscalità spesso ostacola la crescita delle imprese o le spinge a forme di evasione. Va invece incentivato il reinvestimento del reddito d’impresa nell’impresa stessa defiscalizzando le quote di reddito destinate a investimenti anche se effettuati nell’anno fiscale successivo a quello in cui è stato prodotto il reddito (a fronte progetto di investimento).

La fiscalità deve inoltre tenere conto del fatto che per molte imprese non tutti gli anni sono uguali : a volte si produce reddito, a volte perdite. Lo Stato incassa la sua quota di reddito con le imposte ma non si fa carico di una quota delle perdite. L’imponibile fiscale deve quindi essere calcolato su una media progressiva articolata su più anni, in modo che l’utile di un anno compensi le perdite di un altro. L’equità fiscale favorisce l’onestà fiscale ed attrae nuovi investitori.

Si possono inoltre applicare trattamenti fiscali di favore a :
attività di produzione di beni ad alto contenuto tecnologico
attività di produzione di beni con elevata quota di vendita in esportazione
attività di produzione di beni o servizi con elevato rapporto tra mano d’opera impiegata e fatturato prodotto.
attività di produzione di servizi svolte a favore di anziani, disabili, bambini (asili nido), ecc.
attività di produzione di beni o servizi svolte in aree ad arretrato grado di sviluppo

Non bisogna inoltre aver paura di ricostruire alcuni ostacoli alla libera importazione delle merci utilizzando strumenti di ordine fiscale o normativo.

L’appartenenza alla comunità economica europea è un ostacolo in questa direzione ma non dimentichiamo che i nostri amici europei hanno creato ostacoli protezionistici per decenni, anche senza bisogno di dogane, grazie a normative locali che di fatto escludevano o rendevano problematico l’impiego di prodotti di importazione.
In ogni caso la produzione nazionale va tutelata nei confronti delle opportunità di delocalizzazione produttiva in paesi più convenienti sotto il profilo dei costi di produzione.
Non si tratta di favorire imprese nazionali vecchie, non aggiornate e intrinsecamente non competitive, ma di permettere lo svolgersi di una concorrenza ad armi pari.(Franco Puglia )

Per altri chiarimenti con l'autore puoi rivolgerti http://www.facebook.com/groups/366212640119390/

 

domenica 14 ottobre 2012

I nostro Marò detenuti in India

mercoledì 3 ottobre 2012

LA STUPIDITA'




  Le persone intelligenti tendono sempre, inesorabilmente, a sottovalutare i rischi connessi alla stupidità,  senza rendersi conto, che  la stupidità sarebbe  ancora più pericolosa della crudeltà che può essere prevista e affrontata.
Forse allo scopo di esorcizzarne il timore, da sempre si tende a rappresentare la stupidità in chiave comica. Sono stupidi molti protagonisti di commedie di successo, alcune figure della letteratura, sono stupidi i carabinieri protagonisti di molte barzellette, e lo sono molto spesso gli asini delle favole, da quello di Buridano al ciuco in cui si trasforma Pinocchio quando smette di studiare per poter solo gozzovigliare.
 “La stupidità ha un suo fascino, ed è persino riposante” scriveva lo scrittore e umorista Ennio Flaiano.”Le persone e i libri più sciocchi sono quelli che più ci ammaliano, che più ci tentano e che ci tolgono ogni difesa”.
Ma attenzione: ridere della stupidità potrebbe renderla “simpatica” e quindi portare a sottovalutarla ulteriormente. Se infatti nella finzione lo stupido è perfettamente riconoscibile come tale, ben diversa è la situazione nella realtà.
La stupidità, anzitutto, è inconsapevole e recidiva. Il pericolo della stupidità deriva anche dal fatto che lo stupido non sa di essere stupido. Ciò contribuisce a dare maggiore forza ed efficacia alla sua azione devastatrice. Lo stupido infatti non riconosce i propri limiti, resta fossilizzato nelle proprie convinzioni, non sa cambiare. Nell’ambito clinico la stupidità è la malattia peggiore, perché è inguaribile. Lo stupido è portato a ripetere sempre gli stessi comportamenti perché non è in grado di capire il danno che fa e quindi non può  autocorreggersi.
La stupidità è anche contagiosa. Questo spiega anche come interi popoli possono essere facilmente condizionati a perseguire obiettivi folli. Un fenomeno ben noto in psicologia. Il contagio emotivo proprio del gruppo diminuisce le capacità critiche, crea corto-circuiti cognitivi. Si verifica la cosiddetta “polarizzazione della presa di decisione”, si sceglie la soluzione più semplice, che spesso è anche la meno intelligente.
Oltre alla collettività, c’è un altro fattore che sembra amplificare la stupidità: il trovarsi in una posizione di comando. “Si paga caro l’acquisto del potere: il potere rende stupidi” scriveva il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Perché? Le persone al potere sono spesso indotte a pensare che proprio perché sono al potere sono migliori, più capaci, più intelligenti, più sagge del resto dell’umanità. Inoltre sono circondate da cortigiani, seguaci e profittatori che rinforzano continuamente questa illusione. Così chi è al governo arriva a compiere le più grosse sciocchezze in mezzo all’accondiscendenza generale: come nella favola dell’imperatore che, convinto di indossare abiti bellissimi, sfilava invece tra i suoi sudditi completamente nudo. Una favola che non esaspera poi tanto quello che accade nella realtà. Spesso nella quotidianità accade anche a chi si crede migliore degli altri.
Ma… e se lo stupido fossi io?
A questo punto urge una riflessione. Poiché una caratteristica degli stupidi è non sapere di esserlo, se pensiamo di non esserlo, non possiamo in realtà escludere che lo siamo, almeno qualche volta o almeno sotto qualche aspetto.  Ma quello di pensare che solo gli altri siano stupidi è un circolo vizioso altrettanto stupido. Si può infatti arrivare a convincersi che tutto sia stupido, e che al dominio della stupidità ci si debba adeguare. Ma in questo modo si finisce per essere, o sembrare, stupido. Invece in ognuno di noi c’è un fattore di stupidità che è sempre maggiore di quello che pensiamo . E che probabilmente ha anche una sua funzione evolutiva: serve infatti a farci compiere atti avventati, che in molti casi possono essere più utili che il non fare nulla. La stupidità, insomma, ci permette di sbagliare, e nell’esperienza dell’errore c’è sempre un progresso della conoscenza. Nell’elogio della pazzia, Erasmo da Rotterdam sostiene addirittura che senza certe stupidaggini non saremmo neppure venuti al mondo. La stupidità, in quanto atteggiamento irrazionale, consente all’uomo di accettare sfide che normalmente non accetterebbe. Il punto chiave, quindi, è riconoscere i propri errori e correggersi. E’ invece pericoloso non sbagliare o illudersi di essere infallibili, dire -ho sbagliato- non è solo onesto: è un modo intelligente per ridurre il potere della stupidità. Il più stupido degli stupidi è chi crede di non sbagliare mai.(Angela)